Il paradosso come elemento strutturale della vita quotidiana anche delle imprese – Paolo Iacci

L’ospite di questo episodio di Periscritto è Paolo Iacci che è presidente di Eca Italia, consulente di direzione e docente di Gestione delle risorse umane all’Università Statale di Milano. Paolo Iacci è anche l’autore del libro “L’età del paradosso. Perché chiediamo tutto e il contrario di tutto nelle imprese e nella società” pubblicato da Egea Editore.

Come spiega Enrico Sassoon nella sua prefazione al testo, questo è il libro di un autore che non sopporta la stupidità e vuole celebrare l’intelligenza. Paolo Iacci lo ha scritto partendo dal presupposto che il paradosso è diventato un elemento strutturale della nostra vita quotidiana, nella società come nelle imprese. Un fatto questo che va riconosciuto e accettato per riuscire a far emergere i comportamenti migliori. Ma che cos’è il paradosso?

Il paradosso è una figura retorica, un accorgimento espressivo che consente di cogliere elementi della realtà a prima vista impossibili a verificarsi. Si ha un paradosso quando, in una frase, si parte da premesse plausibili o addirittura vere se prese singolarmente ma contraddittorie tra loro, e si arriva quindi a determinare conclusioni illogiche. Per esempio: «Lo so di mentire, dico la verità». Il nostro pensiero, per cogliere appieno la realtà che ci circonda, da sempre ricorre al paradosso”.

In questo libro Paolo Iacci ha raccolto 25 paradossi, per la maggior parte da lui stesso  inventati grazie all’osservazione della realtà, sia sociale sia economica, che stiamo vivendo. Oltre a questi ci sono altri paradossi che invece si basano su degli studi ormai consolidati come, per esempio, il paradosso della felicità.

Secondo questo paradosso: “Al crescere del reddito, fino a un certo punto, vi è un incremento della felicità percepita, poi il senso di benessere comincia a diminuire, seguendo una curva a U rovesciata. Esiste un limite oltre il quale l’incremento del reddito può determinare infelicità invece che maggior benessere”.

Questo paradosso è legato agli studi fatti da Richard Easterlin, professore di economia all’Università della California meridionale, sulla felicità percepita. Questi studi hanno dimostrato che, nella vita delle persone, la felicità sembra dipendere poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. La nostra felicità non dipende soltanto dai beni materiali che noi possiamo possedere ma anche dai beni relazionali cioè da come noi ci relazioniamo con il prossimo, con l’ambiente di riferimento, con la famiglia e così via. E ciò è vero anche in generale dal punto di vista più economico, cioè è necessario trovare il giusto bilanciamento, per esempio,  tra  la produttività dell’impresa e la qualità della vita dei lavoratori. 

L'età del paradosso

Un altro paradosso citato nel libro di Paolo Iacci è quello dell’apprendimento legato alle nostre conoscenze pregresse che dobbiamo mantenere specie per l’incedere della tecnologia che sta mostrando un’accelerazione sempre più spinta.  “Ognuno di noi, quando ragiona – scrive Paolo Iacci nel suo libro – non può che fare riferimento al suo passato. Tutto ciò che riceve, lo interpreta alla luce delle precedenti esperienze e opinioni. Ma se non riusciamo mai a liberare la nostra mente dai pregiudizi non c’è modo di apprendere nulla di veramente nuovo”. I paradossi possono essere anche pericolosi, qual è il più pericoloso di tutti?

Quello che mi spaventa di più è il paradosso di Dunning-Kruger: le persone più competenti si sentono professionalmente più brave di quanto in realtà non lo siano, mentre le persone competenti tendono a sottovalutarsi perché capiscono la complessità delle cose in cui sono inseriti. La competenza è un grandissimo valore ed è un valore su cui puntare. La cultura contro la competenza che possiamo osservare oggi a mio avviso è uno dei più grandi pericoli che noi stiamo vivendo come individui e come società.

Il paradosso secondo Paolo Iacci deve essere prima di tutto compreso, poi accettato come costitutivo di una realtà complessa e infine affrontato in modi e tempi da scoprire di volta in volta per trovare una possibile via d’uscita. La sfida da cogliere, secondo l’autore, dovrebbe essere questa:

Non sostenere mai con forza una tesi di cui ragionevolmente non riusciresti a dimostrare il contrario. È così che ho scelto di iniziare  il mio libro perché questa è secondo me la modalità di pensiero a cui dovremmo cominciare ad abituarci. Ognuno di noi ha le sue convinzioni  ma, nello stesso tempo, dobbiamo cercare di provare sempre a immedesimarci nel punto di vista dell’altro perché l’altro ha comunque una sua ricchezza.  Passare da una cultura dell’aut… aut a una cultura che preveda  l’et… et per me significa che dobbiamo cominciare a pensare che sia vera una cosa ma che un po’ vero sia anche il suo contrario. Dobbiamo sempre abitare nel dubbio, come diceva Socrate.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

Scopri il segreto degli scrittori

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.