La democrazia è affetta da demopatia ed è malata perché è malato il demos – Luigi Di Gregorio

L’ospite di questo episodio di Periscritto è Luigi Di Gregorio che è docente di Comunicazione Pubblica, Politica e Sfera Digitale e di Web e Social Media per la Politica presso l’Università della Tuscia. Luigi Di Gregorio è l’autore del libro “Demopatia. Sintomi, diagnosi e terapie del malessere democraticoRubettino Editore.

Che cosa è successo alle nostre democrazie? Perché vivono una crisi di legittimità e di performance proprio quando sembravano indiscutibilmente vincenti? La democrazia è affetta da demopatia ed è malata perché è malato il demos. Questa è la tesi  intorno alla quale si sviluppa il libro di Luigi Di Gregorio che è strutturato secondo una sorta di modello clinico in cui il paziente è appunto la democrazia liberale. L’autore ci aiuta a capire perché la democrazia si è ammalata, quali sono i sintomi di questa malattia e infine ipotizza delle terapie per curarla.

Demopatia

Secondo Luigi Di Gregorio il demos si è ammalato “inevitabilmente” per una sorta di patologia autodegenerativa e autoimmune frutto di mutamenti  veloci, avvenuti soprattutto negli ultimi dieci anni e “voluti” in tutto l’Occidente. Quali sono dunque le cause di questo malessere democratico?

Il malessere democratico è il derivato della lunga transizione alla postmodernità. L’individuo sviluppando quello che è il fulcro della modernità cioè la sua autonomia intellettuale e il suo senso critico ha cominciato a mettere in discussione i falsi miti e le false credenze. Così facendo però ha smontato tutte le credenze stabili cioè le religioni, la politica, le istituzioni, la scuola, la famiglia, la scienza e di conseguenza ha eliminato le comunità e le identità che si creano sulla base di quelle credenze. L’individuo così resta solo, atomizzato e, come diceva Christopher Lasch nell’”Io minimo”, egocentrico per autodifesa.

Secondo Luigi Di Gregorio, i grandi motori di questo cambiamento sono i mass media e le innovazioni tecnologiche. I media dell’era elettronica hanno accelerato la transizione postmoderna e la democrazia che ne deriva sembra una “sondocrazia” permanente. I leader politici sono diventati follower (inseguitori dell’opinione pubblica) e inevitabilmente vittime di una “cerimonia cannibale”.

La formula della “cerimonia cannibale” è stata formulata da Christian Salmon nel 2014: oggi il potere logora chi ce l’ha in virtù di una serie di meccanismi sistemici che producono un circolo vizioso antigovernativo. Il mantenimento del potere è molto difficile in questo scenario in cui bisogna essere in grado di catturare continuamente l’attenzione, il percepito conta più del reale, dove le aspettative emotive sono difficili da mantenere e bisogna anche essere abili storyteller.

Quali possibili terapie per cercare dunque di curare questo malessere democratico? È del tutto inutile – dice Luigi Di Gregorio – invocare un ritorno al passato e rimpiangere i bei tempi andati perché è cambiato lo scenario, il demos, sono aumentate le sfide, che prima non c’erano, e l’impazienza cioè vogliamo tutto e subito, in tempo reale e la logica temporale per la politica è devastante perché si crea un cortocircuito.

Se dunque la democrazia è malata perché è malato il demos allora è su questo che dobbiamo lavorare. Il problema è sistemico e riguarda tutti noi dunque come diceva Lakoff : “il principale campo di battaglia della guerra culturale è il cervello e, in particolare, il funzionamento del cervello al di sotto del livello di coscienza”. Ci dovrà essere a tal fine una collaborazione multidisciplinare che coinvolga quindi la psicologia cognitiva, le neuroscienze, il linguaggio cognitivo e le scienze della narrazione.

Bisogna dunque fare i conti con questi logiche e dinamiche che caratterizzano la scena politica e se la politica di oggi – scrive Luigi Di Gregorio – è assimilabile a un festival di narrazione occorre contro-narrare per provare a bilanciare le tendenze “pericolose” per le democrazie liberali. Rendere la verità più credibile del vero-simile e farlo col potere della narrazione e dell’immaginario.

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