Il growth hacking come modello di ascolto, cambiamento, ottimizzazione ed evoluzione – Luca Barboni

L’ospite di questo episodio è Luca Barboni che è esperto di growth hacking, founder di 247x e autore assieme a Federico Simonetti del libro “Growth Hacking. Fai crescere la tua impresa online” pubblicato da Dario Flaccovio Editore.

Il growth hacking nasce dal mondo delle strtup ed è un processo di sperimentazione rapida e continua, volto alla ricerca del metodo più efficace per far crescere un’impresa che può essere sia una startup sia un’azienda. Il processo per fare growth hacking passa attraverso sei fasi ben distinte, la prima è quella del brainstorm che corrisponde alla generazione e alla raccolta delle idee. Ma come si scelgono le idee da testare?

Dopo aver generato più idee possibili senza discuterle e averle inserite in un database dovremo filtrale. Ciò significa che le idee vengono votate cioè ogni idea viene singolarmente presa in esame per attribuirle un voto da 1 a 10. Ultimata questa operazione, in base ai punteggi ottenuti, avremo a disposizione un ordine che ci consente di sapere da dove iniziare a sperimentare.

Una volta effettuato il test delle idee più promettenti bisogna analizzare i dati. L’analisi dei dati è una priorità che deve entrare a far parte della cultura aziendale. “Ciò trova conferma nel fatto che – come mi ha detto Luca Barboni – le aziende che raggiungono i più grandi risultati, sono proprio quelle disposte a modellare la propria cultura in funzione dei dati e quindi a creare un modello di business il più possibile ottimizzato e in crescita”. Se il test avrà esito positivo la fase successiva sarà quella di creazione di un prodotto o di una procedura

Growth Hacking

Abbiamo visto che il growth hacking viene dal mondo delle startup ma lo possiamo applicare benissimo anche alle aziende. Ma quali sono le differenze tra l’applicazione di questo progetto in una startup rispetto a un’azienda?

Una delle differenze più evidenti è che quando si applicano questi modelli  alle startup, che sono basate sul venture capital e quindi sono aziende che per definizione nessuno si aspetta che siano sostenibili dall’oggi al domani, si lavora con tantissime metriche diverse, anche molto specifiche, indipendentemente dal fatto che ciò generi fatturato.  L’azienda invece o fattura o muore e quindi alla fine qui è più centrale, come metrica, proprio  il fatturato.

Per agevolare un cambio di mentalità nelle aziende che faticano ancora a utilizzare queste metodologie, secondo Luca Barboni bisogna partire dal concetto che il fallimento fa parte del gioco. È inevitabile e necessario perché se diamo al fallimento il significato corretto e cioè quello di imparare qualcosa e rimettersi in gioco, allora sì che si possono ottenere grandi risultati. Ma quale futuro si può ipotizzare per il growth hacking e le aziende?

Io vedo il growth hacking, dal lato grande azienda, sotto il cappello della trasformazione digitale quindi come uno di quei fuochi che la corporate vuole rubare al mondo veloce delle startup perché ha paura. Il mercato sta dimostrando che nessuno è al sicuro a meno che non cerchi in qualche modo di creare, all’interno dell’azienda, un processo per rinnovarsi completamente. Uno dei mantra che mi piace di più su questo tema e che applico a me stesso è: “Uccidi il tuo modello di business prima che lo faccia qualcun altro”. Questa è la logica che devono seguire le aziende e il growth hacking è un modo per farlo perché contiene in sé ascolto, cambiamento, ottimizzazione ed evoluzione.

Quella del growth hacker è una professione ambita ma è facile commettere degli errori soprattutto da parte di chi è alle prime armi o l’affronta in maniera troppo superficiale. Secondo Luca Barboni gli  errori più comuni sono:

  • pensare che il growth hacking sia solo strategia. Studiare è molto importante però non bisogna pensare solo al processo ma fare anche tanta pratica;
  • imporre un nuovo processo e quindi un modo nuovo di lavorare a tutto il team e tutto insieme mentre in realtà ciò va fatto in modo lento e graduale;
  • focalizzarsi troppo sui dati in maniera quasi ossessiva anziché ottimizzare il tempo, pensare alla legge di Pareto dell’80/20 e quindi fare gli esperimenti che possono realmente avere un impatto sul proprio funnel o business.

Luca Barboni ha vissuto una bellissima esperienza, durata due mesi, in Silicon Valley dopo essere stato selezionato per il programma di accelerazione 500startups, assieme al team di Resonance AI. Ci racconta com’è andata e che cosa ha imparato in questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

Scopri il segreto degli scrittori

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.