Bisogna considerare come unica ogni persona che lavora in un’azienda – Piero Vigutto

L’ospite di questo episodio di Periscritto è Piero Vigutto, consulente ed HR Temporary Manager e fondatore di HR&O Consulting. Piero Vigutto è anche l’autore di un libro che s’intitola “Organizzare la selezione nelle PMI. Indicazioni e strumenti per valutare i candidati, comporre le esigenze e governare il processo” pubblicato da Franco Angeli.

Questo libro, frutto della sua esperienza, descrive in modo chiaro gli aspetti pratici del processo di selezione del personale, correlandoli concretamente alle specificità della vita lavorativa. È un libro ricco di esempi e di schede che consentono al lettore di mettersi subito alla prova con i concetti acquisiti e di essere poi autonomo nel processo di selezione e reclutamento. Ma come si può fare una corretta selezione del personale?

Si comincia da un’analisi della posizione e dalla job description che non è altro che la descrizione della mansione da svolgere e che poi verrà  inserita all’interno di un organigramma.  Il problema è che molto spesso per il datore di lavoro questa operazione è vissuta come una perdita di tempo e invece è fondamentale per poter svolgere un processo organizzato di selezione, e non “di pancia” come purtroppo spesso accade.

Un’altra fase importante è quella della gestione delle risorse umane che, se non corretta e attenta, può provocare all’azienda danni economici e d’immagine e avere ricadute anche sul rendimento della stessa. Le PMI di oggi forse non sono molto consapevoli di questo rischio e purtroppo spesso commettono degli errori in tal senso. Quali sono i più comuni?

Il primo errore è quello di non considerare come unica ogni persona che lavora per l’azienda e che nel tempo diventa custode di competenze ed esperienze che hanno un valore ben più alto dello stipendio percepito ogni mese. Il secondo errore secondo me è la mancanza di organizzazione del personale. Molte aziende sono cresciute senza un organigramma, senza una descrizione chiara dei ruoli e manca anche la comprensione profonda di quella che è la mansione svolta dalla singola persona.

Organizzare la selezione nelle PMI

Selezionare il personale – dice Piero Vigutto nel libro – è una delle grandi funzioni della Direzione Risorse Umane. Con la selezione noi apriamo la porta e facciamo entrare risorse fresche, utili al miglioramento del team, all’azienda, a noi stessi perché attraverso lo scambio con chi apporta energie fresche, idee nuove, esperienze diverse, possiamo migliorarci e migliorare il nostro lavoro”. Se questo è il senso di ciò che un’azienda deve fare per selezionare le persone, che cosa deve fare invece chi sta dall’altra parte della barricata ed è alla ricerca di un posto di lavoro?

Anche se non mi piace dare consigli, a chi è alla ricerca di un lavoro posso dire di fare attenzione all’organizzazione nella ricerca. È bello avere un curriculum ben fatto ma per un’azienda è bello anche ricevere delle proposte organizzate e non inviate a caso;  fa risparmiare tempo e denaro. Per chi invece il lavoro ce l’ha già ma vorrebbe cambiare, la cosa importante è essere informati, aggiornarsi sempre e puntare sulle competenze trasversali.

La selezione del personale oggi richiede alle aziende italiane di fare un passo avanti e di orientarsi alla scelta di persone da impiegare in funzione dei rispettivi talenti. Secondo Piero Vigutto c’è di sicuro una maggiore consapevolezza di ciò rispetto a 15 anni fa, l’importante è che si capisca che la ricerca della persona talentuosa deve essere focalizzata alla persona che può dare qualcosa in più, un valore aggiunto in una data organizzazione.

Le aziende cominciano a capire che ci sono persone e persone, quello che manca è lo strumento di gestione dei talenti. Oggi si lascia un po’ tutto all’improvvisazione, al “facciamo così perché ha funzionato nell’azienda del mio amico”.  Non è detto che vada bene anche nella mia.

In questa intervista abbiamo parlato anche di un altro libro scritto da Piero Vigutto e che s’intitola “La percezione del rischio” pubblicato dalla casa editrice L’orto della Cultura. Nel libro si parla di un tema molto importante e delicato che è quello della sicurezza in ambito lavorativo e vengono analizzati i meccanismi mentali che portano a compiere i più banali errori di valutazione, portando così il lettore a riflettere sulla percezione del rischio lavorativo. Che cosa bisognerebbe fare per agevolare la diffusione di una cultura sulla sicurezza nel mondo del lavoro?

Io credo che fino a quando la sicurezza verrà vista solo come un obbligo non avremo un calo significativo delle morti bianche. C’è da considerare poi che la visione del rischio, del pericolo e della sicurezza non ha per tutti lo stesso significato. Che cosa si può fare dunque, per esempio utilizzare la formazione esperienziale che viene fatta col lavoratore proprio davanti alla macchina. Gli si spiegano quali sono i pericoli di quella macchina ma senza esagerare, perché anche l’eccesso di percezione del rischio, porta a una mancanza di approccio positivo verso il lavoro.  Spiegare al lavoratore qual è la parte più rischiosa del suo lavoro, lo porterà a ragionare sulla cosa che conosce meglio e cioè la macchina che utilizza ogni giorno.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker 

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