Lo Stato che chiude le frontiere legali dell’immigrazione abdica alla sua sovranità – Stefano Allievi

L’ospite di questo episodio di Periscritto è Stefano Allievi, che è professore di sociologia e direttore del Master sull’Islam in Europa, presso l’Università di Padova. Stefano Allievi è anche l’autore del libro “Immigrazione cambiare tutto” pubblicato da Laterza.

Un libro sul tema dell’immigrazione che nasce da un’urgenza: analizzare i nodi critici, affrontarli e delineare qualche possibile soluzione, prima che la situazione sfugga di mano. Una cosa è certa, abbiamo bisogno degli immigrati, il mercato del lavoro ne ha bisogno e lo sapete perché?

Ogni anno, in Europa, 3 milioni di persone vanno in pensione (in Italia 300 mila) e non sono sostituite da nessuno perché, chi dovrebbe sostituirle, non è mai nato. È un dato impressionante che deve far riflettere. La Germania, nel 2015, ha fatto entrare un milione di immigrati giovani e l’Italia? Dobbiamo pensarci, fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e capire che le migrazioni aumenteranno sempre di più. Non è questione di se ma di quanto e quindi dobbiamo pensarci e non lasciar fare al caso o ai capricci del meteo o peggio ancora alle mafie transnazionali.

Stefano Allievi utilizza tre parole chiave, per sottolineare i cambiamenti fondamentali che hanno a che fare con le migrazioni e che bisogna tenere a mente per il futuro: mobilità, pluralità e mixité. Oggi le migrazioni sono circolari, ci muoviamo sempre di più, per motivi diversi, e la mobilità non è più l’eccezione ma la regola. La pluralità è una conseguenza della mobilità  e porta alla formazione di comunità elettive di persone con caratteristiche analoghe ed è sempre più spesso causa di conflitti. E per mixité che cosa s’intende?

Nel multiculturalismo quotidiano ci si mischia, è inevitabile. Assumiamo  dosi sempre più massicce di culture diverse. Pensiamo a quello che mangiamo, alla musica che ascoltiamo, alle relazioni interpersonali che sfociano poi nei matrimoni misti. L’anno scorso in Italia, un matrimonio su dieci è stato celebrato tra persone di nazionalità diversa, questo è un segnale di mixitè. La conseguenza è un nuovo tipo di società, all’interno della quale le diverse culture permangono e si orientano al recupero identitario, ma anche si sovrappongono e in alcuni casi si fondono.

Immigrazione cambiare tutto

In questo libro, Stefano Allievi offre ai lettori una narrazione diversa sul fenomeno delle migrazioni. Mette insieme dati rigorosi, frutto di una laboriosa opera di ricerca, per  raccontare questo fenomeno e farlo comprendere. Tra questi dati, è impressionante quanto riporta sui morti del Mediterraneo: 3.771 nel 2015, 5.082 nel 2016, 2.993 nel 2017.

“Ma la verità vera – afferma nel libro Stefano Allievi – è che non lo sappiamo affatto quanti sono i morti. Non c’è contabilità, di questi morti, perché non c’è interesse a farla“. Allievi propone un parallelismo con il fenomeno della tratta degli schiavi. Allora  si sapeva quante persone morivano, perché gli schiavi avevano un valore, erano “merce” preziosa che veniva venduta all’arrivo e i trafficanti avevano interesse a fare in modo che ne arrivassero il più possibile. Oggi i migranti, gli uomini e le donne dei gommoni, non hanno nemmeno questo valore, pagano alla partenza e agli scafisti, se poi muoiono,  non interessa nulla.

Tutto questo è frutto di una scelta politica precisa. L’Europa, negli ultimi trent’anni, ha progressivamente chiuso tutte le frontiere d’ingresso legale, illudendosi che così facendo le migrazioni sarebbero diminuite. Ma non è andata così e le persone arrivano illegalmente. Chiudendo gli ingressi legali, gli stati europei hanno abdicato al dovere della politica, hanno abdicato alla loro sovranità su questo tema e implicitamente hanno  regalato un intero settore merceologico, per usare un’espressione un po’ cruda, alle masse globali, alle mafie dei trafficanti, ai quali trasportare migranti conviene ancora di più della droga o delle armi.

Tra le soluzioni possibili delineate nel libro di Stefano Allievi, la prima è senz’altro l’apertura di canali legali d’ingresso e la costruzione di politiche di sviluppo, coi governi dei paesi di partenza e di transito.

Bloccare le persone a metà, in Libia, non ha senso è come tentare di mettere delle chiuse per arginare il flusso di un fiume. Non possiamo nemmeno pensare di decidere noi per loro, ma bisogna che impariamo a  prenderci sul serio come interlocutori e ad accordarci gestendo questi flussi, perché se li blocchiamo a metà, prima o poi il tappo salta e se salta, lo fa in modo molto disordinato. 

C’è molto da fare anche a livello di integrazione perché l’immigrazione, come dice Stefano Allievi, non è un problema demografico e nemmeno strettamente economico, ma è un problema culturale. E l’Italia come si sta comportando in questo scenario?

Non è vero che l’Italia spende tanto per l’accoglienza dei migranti ma è vero che spende male, perché opera nella logica dell’emergenza e non di un fenomeno strutturale, che va gestito e che andrà gestito per i prossimi decenni. Il punto è che a queste persone bisogna dargli un’istruzione, una competenza linguistica seria, insegnargli la cultura del paese in cui arrivano  e poi dargli una formazione professionale e un orientamento al lavoro.  Queste però sono tutte cose che lo Stato dovrebbe dare, non  solo agli immigrati ma a tutte le fasce deboli della popolazione, italiani compresi.

E gli intellettuali, i divulgatori del sapere, le persone che  scrivono su argomenti così delicati, che cosa possono fare oggi rispetto a questo tema per aiutarci a cambiare le cose o meglio a cambiare tutto?

Non mi piace questa crescente insofferenza nei confronti di chi pensa, di chi  si pone delle domande e riflette.  Io personalmente cerco soprattutto di discutere di questi temi con chi  non è d’accordo con me. Non bisogna demonizzare gli altri, anche le paure vanno prese sul serio, vanno accompagnate, accarezzate e coccolate. Se mio figlio ha paura e io gli dico che la sua paura non è razionale e cito dei dati statistici per convincerlo, non lo aiuto. Devo ascoltarlo, prenderlo sul serio anche se la sua è una paura apparentemente irrazionale. Voglio dire che bisogna parlare, ascoltare, discutere insieme, per risolvere i problemi. In fondo le persone si possono anche convincere.

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