La digital health e il suo ruolo chiave nel futuro della salute – Roberto Ascione

L’ospite di questa puntata di Periscritto è Roberto Ascione, CEO di Healthware International e autore del libro “Il futuro della salute. Come la tecnologia digitale sta rivoluzionando la medicina (e la nostra vita)” pubblicato dalla casa editrice Hoepli.

In questo libro Roberto Ascione ci mostra e ci aiuta a comprendere, la trasformazione profonda e inarrestabile che la digital health sta portando nella medicina e di conseguenza nella nostra vita. Una vera rivoluzione che impatterà sulla comunicazione e sul rapporto medico-paziente, sulla gestione dei dati, sulle terapie che potranno diventare anche “digitali” e sulla prevenzione.

La digital health  ha un ruolo chiave nel futuro della salute. Questa è la tesi sulla quale si basa il mio libro ed è legata all’utilizzo delle tecnologie digitali, che sono quelle che noi abbiamo già imparato ad utilizzare con i social network, WhatsApp, Google e così via e che hanno effettivamente trasformato la nostra vita, anche nel settore della salute.

La trasformazione alla quale ci guiderà la digital health, si innesterà in un quadro generale che, secondo le previsioni relative ai prossimi tre lustri, desta più di qualche preoccupazione. I demografi stimano che nel 2030, la popolazione mondiale crescerà ancora e si passerà dai 7,4 miliardi del 2015 a 8,6 miliardi di persone. Ciò significa che aumenterà anche l’aspettativa di vita, tutte le problematiche legate all’invecchiamento e i costi di gestione della salute saliranno sempre di più. Ma quale effetto avrà questa rivoluzione sui sistemi sanitari che, come quello italiano, sono già in grave sofferenza?

Ci sarà l’esplosione demografica e in corrispondenza anche il desiderio, eticamente ineccepibile, di avere la migliore assistenza possibile per tutti, ciò però contrasta con i vincoli finanziari ai quali è soggetto il sistema sanitario nazionale. L’avvento di queste nuove tecnologie potrà portare grandi benefici ai servizi sanitari, non solo dal punto di vista gestionale ma anche della prevenzione primaria, che potrebbe essere molto più efficace fino ad abbassare, nel medio e lungo termine, addirittura l’insorgenza di determinate patologie.

Nel libro di Roberto Ascione vengono riportati tanti esempi di innovazioni e tecnologie, dalle più semplici a quelle più complicate, che testimoniano la trasformazione della quale stiamo parlando. Tra questi esempi ci sono anche le cosiddette terapie digitali o digiceuticals, che potrebbero permettere alle persone di curarsi con il software anziché con i medicinali. Ma è davvero possibile che un’app possa sostituire un farmaco?

Le terapie digitali che, generalizzando, possiamo definire come interventi software oppure interventi software più dispositivo o più farmaco, devono essere centrate sui bisogni del paziente e soprattutto validate scientificamente, cioè con lo stesso rigore che si utilizza per la convalida dei farmaci. Queste terapie potranno essere molto utili a livello preventivo e anche in  abbinamento ad alcuni farmaci, migliorandone l’efficacia per esempio attraverso dei consigli per modificare i comportamenti. Siamo quindi nel campo della behavioral modification ma poi ci sono terapie digitali che utilizzano, per esempio, i videogames per stimolare la neuroplasticità e quindi favorire il recupero funzionale di alcune parti del cervello o che usano la realtà virtuale nella riabilitazione e, se il beneficio che i pazienti ne possono ottenere è dimostrabile in modo rigoroso, allora sì che possiamo parlare di terapie digitali.

Va da sé che per affrontare questi enormi cambiamenti, di pari passo alla trasformazione tecnologica, ci dovrà essere anche una trasformazione culturale e quindi sarà necessario un cambio di mentalità da parte di medici e pazienti ma anche una diversa preparazione del personale medico. La digital health – secondo Roberto Ascione – dovrà essere insegnata come strategia e come approccio alla medicina, anche nell’ambito delle varie specialità. E servirà uno sforzo corale tra università e aziende o strutture ospedaliere, per la formazione dei medici e per cogliere le tante opportunità della trasformazione digitale che ci attende.

Il futuro della salute

Il settore della salute è stato da sempre oggetto di forti interessi economici, oltre che politici e strategici ma è anche dal punto di vista economico che le tecnologie digitali avranno un grosso impatto. Nel 2024, si legge nel libro, il valore globale del mercato della salute digitale sarà di circa 400 miliardi di dollari. In questo panorama, l’America e la Cina muovono i maggiori flussi d’investimento ma l’Italia invece, che cosa sta facendo a livello di innovazione digitale?

Rispetto agli Stati Uniti, in cui si è iniziato a parlare di digital health nel 2011, in Italia questo tema è emerso da un paio d’anni ma con un interesse crescente. Bisognerà favorire lo sviluppo di un ecosistema italiano della salute digitale, costituito dalle  istituzioni, dalle grandi aziende ma soprattutto dalle start-up e dagli investitori di rischio. Io credo che l’Italia possa fare la sua parte anche a livello internazionale, in quanto ha una cultura della ricerca medico-scientifica importante, un sistema sanitario che funziona meglio di tanti altri nonostante le attuali difficoltà e dei tassi di salute da non sottovalutare. 

In questo panorama di cambiamento che si sta delineando all’orizzonte, grazie alla digital health, anche la narrazione potrà avere un ruolo importante, da un punto di vista  educazionale ma anche terapeutico. In particolare, secondo Roberto Ascione, potrebbe accadere che un contenuto, grazie alle tecnologie a disposizione, contribuisca al benessere o addirittura alla guarigione di una persona.  E le start-up, che sono tra gli attori principali di questa trasformazione trainata dalla digital health, possono beneficiare anch’esse del potere della narrazione

Sono d’accordo ed è un po’ il percorso che abbiamo fatto in Healthware International. Abbiamo iniziato presto ad occuparci di progetti di disease awareness, di campagne sociali per la sensibilizzazione su tematiche sanitarie e a fare quella che oggi viene definita digital medical education.  In questo percorso il contenuto e la capacità di raccontare delle storie di innovazione, negli anni, si è dimostrata molto efficace. Io penso che la comunicazione sia di fondamentale importanza in questo settore ma deve essere rigorosa, deve essere una comunicazione che, se fa delle promesse, queste devono essere scientificamente sostenibili e avere l’opportuna validazione. Non dobbiamo però rinunciare a una comunicazione aspirazionale, positiva, orientata a un mondo che, per quanto riguarda la salute, può essere migliore.

Abbiamo dunque compreso la portata di questa grande e inarrestabile trasformazione nella quale, grazie alle tecnologie, assisteremo a una umanizzazione della medicina – sostiene Roberto Ascione – in quanto il paziente sarà al centro di tutto. Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: nel futuro della salute ci sarà ancora spazio per l’empatia? Per scoprirlo vi consiglio di ascoltare questa intervista.

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