La narrazione del sé è un’occasione per fermarsi a riflettere e conoscersi – Silvia Schiavo

L’ospite di questo episodio è Silvia Schiavo che è formatrice nel campo dello scrivere di sé e si occupa anche di storytelling e di speechwriting ovvero la scrittura di un discorso per conto di un’altra persona.

La scrittura del sé è il cuore dell’attività di Silvia Schiavo e, assieme a lei, ho cercato di capire quali sono le motivazioni che portano alla narrazione del sé. Silvia mi ha spiegato che ci sono obiettivi diversi e quindi anche motivazioni differenti, che vanno dal promuoversi alla ricerca delle proprie radici.

Per quanto mi riguarda la scrittura del sé è un mezzo per esplorare il proprio vissuto.  È l’utilizzo della scrittura per conoscersi, perché tutti noi diamo spesso troppe cose per scontate e la scrittura può essere quindi un’occasione per fermarsi, ripercorrere certi momenti delle nostre vite e riflettere per conoscersi meglio.

La narrazione del sé si può esprimere attraverso dispositivi diversi, alcuni molto tradizionali, altri più moderni e innovativi, che si perdono tra le tante occasioni che oggi il Web offre a ciascuno di noi, per raccontare e raccontarsi (blog, social network, siti web, video). Silvia Schiavo ha scelto di concentrare i suoi studi e la sua attività di formatrice, sui modelli più tradizionali che sono la biografia, l’autobiografia e il memoir.

Il memoir consente all’autore di raccontarsi partendo da un tema narrativo specifico, che accompagna la sua narrazione e il lettore dentro alla sua vita. In questo modo ha la possibilità di raccontarsi, non una sola volta ma tante volte, seguendo per esempio il filo rosso degli amori o delle passioni e così via. L’autobiografia invece è il più tradizionale e classico racconto degli eventi della vita di una persona in ordine cronologico, mentre la biografia è il racconto della vita di un altro.

La scrittura del sé è terapeutica e Silvia Schiavo me lo ha confermato sostenendo che, se il raccontarsi aiuta a conoscersi, ecco allora che diventa più facile accettare degli aspetti delle nostre vite, che magari non riusciamo a spiegare per come sono e aiuta a fare pace con se stessi. La scrittura viene utilizzata come dispositivo di cura anche in ambito ospedaliero, nello specifico nei reparti oncologici.

Il fatto di scegliere delle parole per raccontare un evento oppure dare voce a un’emozione, costringe a fermarsi e a riflettere. Scegliere una parola piuttosto che un’altra e fermarla sulla carta, è come rivivere quella situazione o quell’emozione e questo aiuta a mettere un po’ di ordine nei pensieri.

Chi sceglie d’intraprendere la strada del racconto del sé, deve scavare nella propria memoria, fare un lavoro introspettivo che alle volte può essere anche doloroso ma, come dice Silvia Schiavo citando Mary Karr, l’autrice di “The Art of Memoir“, il racconto del sé è un genere molto democratico perché basta essere vivi per praticarlo.

Chi intraprende la strada del racconto del sé deve pensare in particolare al punto di vista, che è importantissimo e che cambia nel tempo. Le cose che per me sono importanti a 18 anni, sono diverse da quelle che lo saranno a 40 anni e ancor di più a 60. Se io voglio scrivere per condividere, devo fare molta attenzione a questo e imparare ad avere un’amorevole distanza tra sé e quello che si sta raccontando. 

Ho chiesto a Silvia Schiavo come si costruisce questo genere di racconto, che senz’altro non si può improvvisare. Conoscere un pochino le strutture narrative aiuta – mi ha detto Silvia – a capire in che modo ordinare le informazioni, per raccontare al meglio la nostra vita ma anche a volte a riflettere su certi ritmi o su un certo scorrere degli eventi.

Le storie ci servono per crescere perché parlano di noi e, oltre alle strutture narrative, avremo bisogno di raccogliere i ricordi o le informazioni del nostro passato. Prima di cominciare, è bene confrontarsi con le persone che sono vissute con noi, che ci hanno cresciuto. Inoltre, quando si arriva al termine della scrittura, è consigliabile far leggere il testo alle persone che sono incluse e raccontate nella storia, che possono magari dare una versione dei fatti diversa o aiutare a riempire dei buchi nella memoria. Quando io racconto gli altri, quando nella mia pagina ci sono anche altre persone, è giusto che queste abbiano la possibilità di vedersi ritratte e di dire la loro.

Tra le attività svolte da Silvia Schiavo mi ha incuriosito il fatto che lei si occupa anche della scrittura di discorsi su commissione. Nella sua veste di speechwriter, Silvia non scrive al posto di ma con il suo committente e, per scoprire in che cosa consiste esattamente questa attività, vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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