Per essere bravi rappresentatori di storie altrui bisogna coltivare l’ascolto – Leonardo Menegola

L’ospite di questo episodio di Periscritto è Leonardo Menegola che è un antropologo e un esperto di musicoterapiaTra i suoi studi c’è anche la narrazione in chiave antropologica ed è di questo che abbiamo parlato prevalentemente in questa intervista.

Da un punto di vista antropologico, narrare significa unire i puntini del vissuto per dare loro senso. “Così facendo – mi ha detto Leonardo Menegola – si trasmette un messaggio e in più si tramanda qualche cosa, non  necessariamente o solamente la cosa narrata ma anche il modo in cui lo si è fatto.” Ma da dove nasce questo bisogno dell’essere umano di costruire significati?

Nasce dalle motivazioni più diverse e forse anche un po’ tra i pensieri e le emozioni, che vivono e funzionano nel momento in cui qualcuno racconta e costruisce una narrazione. Oggi però si osserva un ipertrofismo dell’ego delle singole persone e quindi spesso, una delle motivazioni, è proprio il bisogno dell’ego di avere la sensazione di occupare uno spazio.  L‘ansia di narrare  prima ancora di aver elaborato un senso,  porta però a non essere in contatto con l’altro e a proiettare sul reale i desideri, i fantasmi e le paure di chi narra.

Oltre a questo è molto importante anche saper narrare. La narrazione è uno strumento molto potente ma va maneggiata con cura e preparazione perché, altrimenti, il rischio di commettere errori e causare danni, potenzialmente irreparabili, è molto alto. Ciò vale quando si scrive per se stessi ma soprattutto quando lo si fa per gli altri. Ma come si fa a essere bravi rappresentatori di storie altrui?

La riposta è coltivando l’ascolto ma bisogna essere chiari sul significato di questo termine. Per me, prima di proiettarsi verso l’altro, bisogna coltivare narrativamente il contatto con la propria identità personale, con le cose che ci sono successe nella vita e che sono accadute nel nostro circostante. Essere in contatto con le frange più diverse della nostra identità, è la prima e più onesta cosa che possiamo fare se poi pretendiamo di ascoltare gli altri.

La narrazione, che appartiene all’essere umano da sempre, è importante anche perché ci aiuta a vivere e ciò vale sia per i singoli sia per le organizzazioni.  “La cosa fondamentale, per una convivenza pacifica con il nostro intorno ma anche con il nostro interno – mi ha detto Leonardo Menegola – è ricordarsi che le narrazioni cambiano nel tempo, di luogo in luogo, da persona a persona, da cultura  a cultura e in fasi diverse della nostra stessa vita.” Leonardo Menegola si è espresso anche in merito al fatto che, la narrazione stessa, viene utilizzata come dispositivo di cura.

La narrazione è una forma di cura ma la cura stessa, in un certo senso, non può essere pensata se non come una narrazione. La mano che quando stai male ti presta aiuto, si protende perché, se l’attore di quella mano si è fatto un senso del tuo stato, c’è già una narrazione, non detta ma che è in corso. E poi chiediamoci qual è l’atto fondativo della cura? Dare un nome al male attraverso una parola.

In questa intervista abbiamo parlato anche di musica che ha un potere narrativo elevatissimo, innanzitutto perché non conosce limiti e barriere ma che è anche un “farmaco” molto potente nelle mani di un musicoterapeuta, che può intervenire in favore di persone che vivono situazioni di disagio e sofferenza, con risultati eccezionali.

Il musicoterapeuta è il delegato sociale a prestare una cura, così come lo è il medico, solo che svolge questo ruolo senza usare la parola o usandola poco o  in modo subordinato rispetto al resto della comunicazione interpersonale umana, che non passa attraverso la parola ma attraverso il corpo, la sensorialità, il non verbale e il paraverbale.

Quando la narrazione incontra il mondo delle imprese e dei professionisti, che mettono in un libro le proprie esperienze e il proprio sapere, sono due le osservazioni che ha fatto Leonardo Menegola sull’efficacia della narrazione. Secondo lui bisogna distinguere, in particolare, tra i contenuti e il metodo.

Per quanto riguarda i contenuti oggi c’è tanto bisogno della sincerità e delle emozioni di chi narra. Sul metodo ci sono due opzioni:  il libro autobiografico del capitano di industria e quindi la narrazione di un’epopea trionfale oppure  un’opera a più mani, dialogata assieme ai collaboratori e ai clienti o utenti, in cui, come avviene di solito nelle dinamiche di attribuzione identitaria, non sei tu a pretendere e ad arrogarti la possibilità di imporre agli altri chi sei. Credo sia semplice capire a quale di queste due opzioni vada la mia preferenza.

Un pensiero lo abbiamo anche dedicato al grande filosofo tedesco Walter Benjamin che provocatoriamente, parlava della scrittura di un libro fatto di citazioni altrui. Il nostro quotidiano ci mostra sempre più spesso persone che non parlano con parole proprie ma ne sono consapevoli? Per scoprire che cosa ne pensa Leonardo Menegola, vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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