Lavorare sulle virtù delle persone nell’ottica di una nuova psicologia positiva – Antonio Cerasa

In una società che diventa sempre più complessa, egodistonica e nella quale i disturbi mentali crescono a dismisura, dove sta il confine tra ciò che è “sano” e ciò che è “malato”? A questa domanda prova a rispondere Antonio Cerasa, neuroscienziato e ricercatore presso IBFM-CNR di Catanzaro, nel suo ultimo libro che s’intitola “Diversamente sano. Liberi di essere folli” (Hoepli 2018).

Un libro che è arrivato a breve distanza dalla pubblicazione di “Expert brain. Come la passione del lavoro modella il nostro cervello” (Franco Angeli 2017) grazie al quale Antonio Cerasa ha vinto l’edizione 2017 del “Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi“.

Se “Expert brain” è stato il frutto di un lunghissimo lavoro scientifico di ricerca e raccolta dati, “Diversamente sano” è stato invece un prodotto compulsivo che ha visto la luce in un mese, a cominciare dalla mattina in cui mi sono svegliato con in testa sei personaggi. Sei persone che mi raccontavano esattamente qual era stata la loro vita e io scrivevo ciò che mi dicevano, così è nato questo secondo libro.

Antonio Cerasa ha cercato di dare voce a una popolazione sommersa d’individui che hanno dei disturbi mentali oggettivi che condizionano le loro vite ma non per questo vanno definiti come malati mentali a prescindere. Si tratta di persone speciali che, potenziando le proprie virtù, hanno saputo trasformare le rispettive difficoltà in risorse.

Questo è lo spirito della psicologia positiva che di fronte alla malattia mentale ci insegna a intervenire in due modi:  fare un percorso conoscitivo per formulare la corretta diagnosi sul paziente e poi lavorare sulle virtù che la persona possiede. Io posso avere disturbi d’ansia ma essere un bravo imprenditore e dare lavoro a tanta gente, posso avere disturbi depressivi ma essere un diacono e aiutare le persone. Se si lavora sulle virtù di un individuo, si ha la possibilità di ridurre i sintomi della malattia e renderlo più felice.

Diversamente sano

Ognuno dei sei personaggi protagonisti di questo libro, ha un particolare disturbo mentale. C’è Silvia che soffre di ortoressia, Albert lo chef affetto da fobie sociali, Laura con la sua dipendenza affettiva e Fabio con quella da internet, Luca che soffre d’incontinenza emotiva e Stefania che è sempre felice.

La storia di Stefania introduce la sindrome di Pollyanna riconducibile a una persona definita “strana”, esclusa e tenuta lontana solo perché è sempre felice. Ricordiamoci che è il dolore che unisce mentre la felicità divide. Io credo che ognuno di noi debba sperare d’incontrare nella vita una persona che è affetta da questa fantomatica malattia, perché vedere la vita con gli occhi di una persona che ha questa sindrome è un’esperienza meravigliosa che ci può cambiare la vita.

In conclusione si tratta di sei persone che hanno scelto la strada del fare per alleviare il peso che grava sulle loro spalle e che non vanno etichettate come “diverse” solo in funzione dei propri disturbi.

Trent’anni fa un bambino che a scuola aveva delle lacune, dei ritardi, veniva etichettato come un bambino con dei problemi che non sarebbe potuto diventare bravo come gli altri. Oggi sappiamo invece che un bambino con queste caratteristiche, se allenato bene e potenziato, può raggiungere gli altri. Ognuno di noi ha delle potenzialità così come delle vulnerabilità, lavorare su entrambe le condizioni può renderci  egosintonici cioè felici con noi stessi e questo è il più grande traguardo per l’uomo moderno.

La sindrome di Pollyanna – dice Antonio Cerasa  – rappresenta lo spirito di questo libro e la visione della corrente positivista che spinge verso un modello interventista e riabilitativo anche per prendere le distanze da una costante crescita delle tipologie di disturbi mentali.

Le pagine del DSM, che è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, aumentano nella stessa misura del PIL delle nazioni sviluppate ovvero del 2/3% annuo e la malattia mentale – come dice Antonio Cerasa – è un business che muove un grosso giro d’affari.

È il principale muro contro cui dobbiamo combattere per cercare di arrivare al grande cambiamento. Le malattie della mente sono malattie multifattoriali cioè che non hanno una sola causa e quando si arriva alla cronicità entrano in gioco tante figure professionali diverse che alla fine non possono fare molto. È importante che lo psicologo, lo psichiatra, il sociologo lavorino insieme anche in un’ottica di prevenzione, altrimenti il numero di persone che ricorrerà all’uso di psicofarmaci aumenterà in maniera esponenziale.

In questa intervista abbiamo parlato anche di resilienza la quale è legata a quattro  dimensioni comportamentali di base che, se sviluppate, incrementano la plasticità a livello cerebrale e ciò contrasta i fenomeni neurodegenerativi. Ma come si fa a sviluppare le capacità di resilienza? Per scoprirlo vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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