Bisogna promuovere la lettura come un’attività ordinaria e quotidiana – Massimo Birattari

L’ospite di questa puntata è Massimo Birattari, un professionista della scrittura che opera nel campo dell’editoria dal 1986. Nei primi anni della sua carriera ha lavorato come traduttore, poi come consulente editoriale e oggi è autore di libri per ragazzi e per adulti che trattano prevalentemente di grammatica e di storia.

Tutti noi quotidianamente abbiamo a che fare con la scrittura per lavoro, per necessità o anche per diletto ed è molto importante farlo in maniera corretta, sia dal punto di vista  grammaticale che stilistico. Per aiutarci a scrivere con un po’ di serenità ed evitare di incappare nei più grossolani errori, Massimo Birattari ha scritto due libri molto utili  a tale scopo: “È più facile scrivere bene che scrivere male” (Ponte alle Grazie) e “Italiano. Corso di sopravvivenza” (Editore TEA).

Massimo Birattari si definisce un autore particolare nel senso che la sua scrittura, che è sempre su commissione da parte di un editore, cambia profondamente a seconda di chi siano i destinatari dei suoi testi.

C’è una grande differenza tra la scrittura per i ragazzi e quella per gli adulti. Quando mi rivolgo ai ragazzi per parlare di grammatica che, naturalmente non è il loro argomento preferito, cerco sempre di scrivere dei libri che non siano scolastici ma che raccontino storie divertenti nelle quali si vanno a inserire però elementi divulgativi come appunto le regole della grammatica.  Lo scopo è quello di coinvolgerli, appassionarli ma anche di insegnare delle regole e soprattutto fare in modo che poi se le ricordino.

Il libro “Italiano. Corso di sopravvivenza” è una grammatica per adulti che ha lo scopo di fornire gli strumenti per risolvere i dubbi che ci assalgono mentre scriviamo. Massimo Birattari ha concepito questo libro come uno strumento di formazione linguistica fruibile al bisogno mentre per esempio si scrive un’ email o un testo di varia natura. Lo scopo di questo libro – mi ha detto Massimo Birattari – è anche quello di far venire dei dubbi.

Se per esempio una persona pensa che tappezziere si scriva con una z sola e lo ha sempre scritto così, non si pone neanche il dubbio che possa essere sbagliato. La ragione degli errori di ortografia sta nel fatto che la gente non li considera tali: quindi la lettura di questo libro dovrebbe far vedere e illuminare le zone grigie delle quali le persone molto spesso non sono consapevoli.

L’altro libro per adulti che ha scritto Massimo Birattari ovvero “È più facile scrivere bene che scrivere male” ha una struttura particolare o meglio, come lui stesso dice,  “non manualistica”. Si tratta di 8 capitoli ognuno dei quali è dedicato a uno dei principi chiave dello scrivere bene e che sono: semplicità, chiarezza, precisione, leggerezza, ironia, eleganza, espressività e consapevolezza.

Io sono un po’ allergico alle regole soprattutto quando si parla di scrittura, di stile e così via, mentre credo molto negli esempi. L’idea di questo libro è stata proprio quella di fornire dei principi e di spiegarli attraverso esempi positivi di bravi scrittori o giornalisti ed esempi negativi, cioè di brutta scrittura, che ahimè si trovano dappertutto. Alla fine queste parole chiave diventano le guide di un percorso che dovrebbe aiutare ciascun lettore  anche a scoprire con consapevolezza la propria voce. 

Massimo Birattari mi ha anche raccontato della sua esperienza diretta con il mondo della scuola. “Negli ultimi sei anni – mi ha detto – ho incontrato nelle scuole circa 24.000 ragazzi soprattutto di elementari e medie, per parlare dei miei libri  e di lettura”. Come si può fare per avvicinare i ragazzi alla lettura e fargli acquisire quella che dovrebbe essere una sana abitudine quotidiana?

È la sfida numero uno e dovrebbe essere anche uno dei compiti istituzionali della scuola. Come autore di libri per ragazzi il mio impegno principale è quello di scrivere libri coinvolgenti e che si facciano leggere. Quando invece  si parla di diffondere la lettura a scuola, secondo me l’unica via possibile è presentarla come un’attività ordinaria, quotidiana e normalissima. Bisogna mostrare ai ragazzi con l‘esempio pratico che la lettura è un’esperienza piacevole e che è parte dell’esistenza.

Parlando in termini più generali di scrittura ho chiesto a Massimo Birattari come sia possibile per uno scrittore trovare la propria voce e lui mi ha risposto che lo si può fare leggendo gli altri autori.  Bisogna indagare nelle proprie preferenze di lettura e cercare di riconoscersi negli autori che dicono per esempio le cose che vorremmo dire noi. Secondo lui  è proprio questa attività di riconoscimento negli altri ciò che serve per scoprire la propria voce.

Ma una volta trovata la propria voce, soprattutto pensando agli scrittori che per il proprio libro scelgono la strada del self publishing, come si può fare per scrivere sbagliando il meno possibile?

Anche se non sono un esperto di self publishing io direi che la prima cosa è avere la consapevolezza di cosa significa pubblicare un libro (e intendo anche una consapevolezza tipografica). Poi suggerirei di far leggere il testo  a qualcuno di cui ci si fida:  il self publishing è un’attività di autoproduzione, ma è opportuno che non sia troppo solitaria e che sia stata vagliata e condivisa prima della pubblicazione con persone esperte o con dei potenziali lettori. 

Se volete conoscere dalla viva voce di un esperto conoscitore della lingua italiana qual è  Massimo Birattari, quello che è lo stato di salute della nostra lingua vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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