Un expert brain ha sempre fame e non è mai soddisfatto dei traguardi raggiunti – Antonio Cerasa

L’ospite di questa puntata è Antonio Cerasa, psicologo e ricercatore del CNR, che é stato tra i primi al mondo a studiare l’expert brain prima nei sommelier e poi negli chef. Antonio Cerasa è anche l’autore del libro “Expert brain. Come la passione del lavoro modella il nostro cervello” pubblicato da Franco Angeli.

Quando ho chiesto ad Antonio Cerasa come ha scritto questo libro, lui mi ha risposto che lo ha fatto per disperazione. Le riviste scientifiche alle quali aveva proposto di pubblicare la sua ricerca su una particolare categoria di expert brains ovvero gli chef, si rifiutavano di farlo poiché la consideravano inutile. Il frutto di mesi e mesi di studio non poteva però andare perduto e così lui ha pensato a un libro come strumento per salvare tutta quella conoscenza e lo ha scritto.

Expert brain

Lo sapete chi sono gli expert brains? Sono quelle persone che grazie ad un allenamento estenuante hanno sviluppato una particolare abilità ed eccellono in essa. Per anni Antonio Cerasa ha analizzato il cervello di musicisti, sommelier, matematici, architetti e di tante altre categorie di persone, ma solo studiando gli chef  è riuscito a trovare che cosa accomuna tutti questi super esperti.

Un expert brain non è altro che una persona che ha una passione per un’abilità e su questa impiega gran parte della sua vita. Ma la differenza tra un esecutore normale e un expert brain è che quest’ultimo ha continuamente fame nel senso che ha sempre bisogno di andare avanti e non riesce mai a essere soddisfatto del traguardo che ha raggiunto.

L’allenamento è un elemento fondamentale per l’expert brain e fa sì che il cervello assuma proprio una nuova forma cioè si verifica un aumento della massa neuronale. Il cervello di un expert brain in sostanza è un cervello in continuo allenamento.

Pensiamo ai musicisti, è stato dimostrato che la complessità della loro struttura neuronale aumenta in maniera direttamente proporzionale al numero di ore di allenamento giornaliero. Ma allora basta soltanto allenarsi per diventare bravissimi? Non c’è una risposta perché la definizione di bravissimo è una definizione non scientifica e ciò che in realtà non si conosce è il limite. Sappiamo come arrivarci ma non qual è il limite reale.

L’allenamento può essere utilizzato anche per un potenziamento cognitivo cioè per essere più performanti nel lavoro e nella vita. Si parla in proposito di sculptured brain e diversi sono gli strumenti utilizzati per questo tipo di potenziamento. Il nostro cervello è una sorta di grande batteria che funziona attraverso l’elettricità – dice Antonio Cerasa – e si sta cercando di realizzare il potenziamento cognitivo attraverso stimolazioni elettriche (o magnetiche) prolungate.

Mentre sul potenziamento cognitivo in caso di normalità ci sono ancora dei dubbi sappiamo che questo funziona molto bene in caso di danno cerebrale. Attraverso le conoscenze che noi acquisiamo studiando il cervello degli expert brains queste possono essere utilizzate in ambito clinico per la riabilitazione, per esempio, di chi ha perso la funzionalità di coordinare il movimento. Come farlo? Grazie alla cucina poiché studiando il cervello degli chef ho osservato che la parte più grande di questo è proprio quella deputata alla coordinazione motoria.

Ho chiesto ad Antonio Cerasa se esiste un collegamento tra il modelling e la possibilità di diventare un expert brain e lui mi ha risposto che non solo è possibile ma è anche esattamente ciò che fanno i chirurghi che, per apprendere come eseguire bene una certa operazione, guardano e riguardano le registrazioni video di altri professionisti più bravi di loro mentre la eseguono.

Si tratta di quel fenomeno dell’apprendimento che si basa sui mirror neurons, scoperto e ampiamente dimostrato dal professor Rizzolatti. Io posso apprendere una nuova abilità non solo eseguendola ma anche guardando qualcuno che la fa e questa è una condizione fondamentale che allena moltissimo gli expert brains.

Antonio Cerasa affronta in questo libro anche il tema del dolore che nel painful brain produce un effetto straordinario ovvero nuovi neuroni.  Mentre l’allenamento, lo skill learning, la neurostimolazione – dice Antonio Cerasa – producono un aumento di volume del cervello, il dolore più intenso produce nuovi neuroni.

Il semplice fatto di studiare, apprendere qualcosa o allenarsi non produce nuovi neuroni ma solo nuove arborizzazioni. I nuovi neuroni si creano durante le prime fasi di vita ma non in età adulta a meno che questo non avvenga in virtù del dolore. Come ciò sia possibile non si sa ma secondo alcuni neurobiologi tutto è legato ad una richiesta ancestrale dell’essere umano di avere delle risorse per quella che viene chiamata la memoria del dolore e che è fondamentale per la sopravvivenza.

Per approfondire questo aspetto e scoprire molto altro ancora sull’affascinante mondo degli expert brains vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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