Ho iniziato a scrivere per salvare le mie emozioni dal passare del tempo – Lucio Bongiovanni

L’ospite della puntata di oggi è Lucio Bongiovanni un avvocato che è anche l’autore di un libro che s’intitola “Favole feriali” e di un podcast intitolato “Storie di giustizia“.

Il podcast “Storie di giustizia” nasce dall’idea di scovare nei classici della letteratura, del cinema o del teatro degli spunti di giustizia per riflettere e capire che cosa ci si possa realmente aspettare dall’applicazione delle leggi.

Storia di giustizia ha un intento fondamentale e cioè quello di far capire che il diritto è bello. Il diritto deve uscire dal recinto tecnico, noioso e polveroso degli addetti ai lavori perché in realtà si pone al vertice del pensiero umano e  riguarda tutti noi come la filosofia, l’arte e la poesia. Questo ce lo dicono i classici che nelle storie che raccontano contengono spunti di diritto e la mia idea è quella di tirarli fuori anche laddove non appaiono immediatamente.

Il libro che Lucio Bongiovanni ha scritto e che s’intitola “Favole feriali” raccoglie quattro storie che provano a scandagliare l’animo di chi riesce a conoscere se stesso e il mondo che lo circonda attraverso l’attività professionale quotidiana.

Certo un avvocato che scrive racconti stravolge un po’ il cliché del professionista cinico e arrivista tipico della cinematografia americana al quale siamo abituati, ma le ragioni che lo hanno spinto a cominciare a scrivere sono molto profonde.

Ho iniziato a scrivere spinto da un’esigenza e cioè quella di fermare alcune sensazioni ed emozioni che stavo vivendo in un determinato periodo della mia vita e proteggerle dall’inesorabile passare del tempo. È stato come compilare un’agenda che poi,  attraverso il self publishing e a distanza di tempo, ho deciso di rendere pubblica.

Le storie che Lucio Bongiovanni racconta sono storie di fantasia nelle quali però ha cercato di trasporre le stesse dinamiche psicologiche e comportamentali vissute in un dato momento della sua vita. Storie che esistono e hanno un senso grazie ai personaggi che le popolano e delle quali sono indiscussi protagonisti.

Ho scritto questi racconti concentrandomi sui personaggi che in realtà già conoscevo perché esistevano prima della mia storia e che mi chiedevano di raccontarla. Io non ho fatto altro che collocarli e farli incontrare in determinate situazioni.  Sono solo loro che fanno succedere le cose e che danno vita e occasioni alla storia di esistere. 

Ho chiesto all’avvocato Bongiovanni da dove nasce la sua passione per la scrittura e lui mi ha risposto che scrive perché non sa fare altro. Non so esprimermi in altro modo – mi ha detto – non so ballare, cucinare, cantare, disegnare, per cui io uso la parola e scrivo oppure taccio.

Gli avvocati passano tutta la vita a scrivere ma lo fanno malissimo e in “avvocatese” che è un linguaggio fatto di termini ridicoli e desueti. La gente pensa all’avvocato come a qualcuno che non legge, che non appartiene al mondo della letteratura nemmeno come utente, figuriamoci se possa scrivere. L‘avvocatese secondo me deve essere mandato in soffitta subito proprio per colmare questo gap.

Lucio Bongiovanni non si considera affatto uno scrittore e questo lo rende libero nel senso che, senza l’obbligo di scrivere in un certo tempo, non soffre del famoso blocco dello scrittore e scrive molto semplicemente quando sente il bisogno di farlo.

Scrivere è bellissimo perché ti fa sentire onnipotente ma c’è un limite che è quello della libertà dei tuoi personaggi che esistono indipendentemente da te. Se così non fosse secondo me ci sarebbe il rischio che una certa storia forse non dovrebbe essere raccontata. Ma se qualcuno che magari non esiste ti viene a trovare e ti chiede di farlo vivere e incontrare con altri allora merita di essere raccontata.

Per scoprire il pensiero di Lucio Bongiovanni sulla possibilità di “umanizzare” la giustizia affinché la gente comune ne abbia una percezione diversa, vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

Scopri il segreto degli scrittori

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