Un libro per promuoversi deve nascere da un desiderio autentico di condivisione – Raffaele Tovazzi

Avete mai sentito parlare di filosofia esecutiva? Chi la sostiene ritiene che la filosofia non debba essere un fatto puramente teorico e che al pensiero debba corrispondere l’azione. Questo è ciò che sta a cuore a chi si definisce filosofo esecutivo come Raffaele Tovazzi che è l’ospite di questo episodio.

Raffaele Tovazzi è sì un filosofo ma anche un artista, un innovatore, un ricercatore di nuovi linguaggi e l’autore del libro “A scuola di PNL. Come migliorare i propri risultati con la Programmazione Neuro Linguistica” pubblicato da Mondadori.

Questo libro è stato scritto in sette notti, sul terrazzo di casa, nei dieci giorni precedenti la scadenza stabilita per la consegna all’editore. Pur avendo avuto nove mesi di tempo per farlo, Raffaele ha aspettato così a lungo semplicemente perché non aveva ancora trovato l’ispirazione e l’autosuggestione che per lui sono necessarie per scrivere un libro.

Scrivere un libro è molto simile ad allestire una mostra d’arte. Si compone in un paio d’ore ma è  la tracimazione finale di un percorso interiore di cultura, di studi, di ricerca che il curatore ha fatto nel corso degli anni. Io ho messo nero su bianco, in sette notti, un percorso di ricerche, studi e intuizioni che è durato 15 anni.

Nel suo libro Raffaele Tovazzi si occupa della Programmazione Neuro Linguistica con un approccio non convenzionale, per riscattarla e contestualizzarla in un orizzonte temporale più ampio rispetto alle origini e ad un imprinting tipicamente americano che le vengono attribuiti. La PNL di fatto non esiste – dice Raffaele Tovazzi – è solo la ribrandizzazione di una cultura che è molto più antica, molto più profonda e molto più italiana di quanto si possa immaginare. Leggendo questo libro il lettore acquista consapevolezza e riscopre la voglia di imparare.

Goethe diceva che innovare significa ricordare e ciò che io ho cercato di dare al lettore attraverso il mio libro è la consapevolezza che nel nostro passato e nel passato più antico c’è ancora tanta magia che, attraverso la ricerca, noi possiamo far emergere nella contemporaneità per arricchire il nostro mondo che ha bisogno di nuove idee e nuovi linguaggi.

Raffaele Tovazzi è un grande comunicatore e un esperto di linguaggio che, secondo lui, genera il nostro mondo ma al tempo stesso genera anche la prigionia in cui spesso noi ci sentiamo incastrati. È importante trovare dei linguaggi nuovi e per farlo bisogna abbracciare l’innovazione, cioè avere il coraggio di mettere in azione cose nuove.

Sopra il ruolo dello scrittore, il ruolo del musicista, il ruolo dell’artista c’è un’identità che è appunto l’essenza dell’essere umano nel suo essere storyteller e tramandatore di storie. Nel momento in cui noi abbiamo il coraggio di esplorare queste lande oscure, queste giungle fitte di parole che non conosciamo e di nuovi linguaggi,  riusciamo davvero a fare innovazione, non solo nella nuova disciplina verso cui noi ci proiettiamo ma anche nell’arte a cui abbiamo magari dedicato un’intera vita.

Durante questa chiacchierata abbiamo avuto modo di parlare di due linguaggi molto potenti che sono il silenzio e la musica. Il silenzio ha un suono e secondo Raffaele Tovazzi il silenzio non è assenza bensì forse è la massima forma di pienezza. Per lui il silenzio significa abbracciare la disconnessione come un lusso del nostro tempo.

Il silenzio per me è la disconnessione dal linguaggio altrui per comprendere la propria emozione e quell’idea che ci ha scelto, magari al momento stesso della nascita, e farsi abbracciare da un linguaggio che diventa l’emanazione della nostra essenza nel mondo.

Se il silenzio è importante lo è anche la musica e ho chiesto a Raffaele Tovazzi se sia possibile portarla nella scrittura cioè tradurre la musica in parole. La sua risposta è stata che se un libro volesse catturare l’essenza della musica, quindi poter sintetizzare il suono, dovrebbe avere 100 pagine vuote e sarebbe il libro più bello mai scritto

Una volta ho parlato con un pianista che mi ha detto “Io non so se le canzoni che scrivo stanno nelle note che scelgo di materializzare o nelle note che lascio nella penna e quindi la mia attività musicale è creare dei presupposti per far suonare i silenzi”. Io credo che un musicista, al pari di un grande scrittore, abbia questo profondo talento nel far suonare il silenzio, nell’imprigionare  in un cerchio magico l’essenza che è il vuoto esteriore per la pienezza interiore.

Il linguaggio secondo Raffaele Tovazzi può essere un simbolo che unisce, che mette assieme le persone e le tradizioni e trascende anche i vincoli della storia. Se io ti racconto di una storia antica – mi ha detto – metto assieme la nostra contemporaneità con l’antichità e le faccio respirare e vivere assieme . Ma il linguaggio può essere anche diabolicoemanazione di cattiveria, malvagità e disunione, per allontanare e dividere le persone. Il linguaggio dei social, che è una forma di narrazione contemporanea, può essere un linguaggio che unisce o che allontana.

Non possiamo negare che esiste un linguaggio contemporaneo che è quello dei social. Essendo i social delle casse di risonanza che permettono di diffondere un’essenza nel mondo, è importante comprendere se lo stiamo utilizzando dalla parte diabolica oppure dalla parte simbolica. È importante assicurarsi che il messaggio che viene trasmesso sia un messaggio di unione, di condivisione e di amore perché l’altra via porta un ritorno d’investimento molto gravoso e si paga sempre il prezzo per aver diffuso negatività nel mondo.

In questa lunga chiacchierata abbiamo anche parlato della scrittura di un libro che viene utilizzato dai professionisti, manager e imprenditori per narrare il sé professionale e per promuoversi. Per Raffaele Tovazzi il libro è uno strumento fantastico di promozione a patto che sia generato da un autentico è profondo desiderio di condivisione.

Un libro è la materializzazione di una propria essenza che nel tempo, auspicabilmente, continuerà ad esistere anche quando il nostro tempo qua sarà esaurito. Quindi ritengo fondamentale utilizzarlo sia come strumento di promozione che come strumento per lasciare un segno del proprio passaggio in questa terra, raccontando storie che possano ispirare gli altri. Ma è importante lo scopo perché il libro puzza se è una marchetta per vendere prodotti e servizi.

Ascoltare Raffaele mentre parla di filosofia è un vero piacere. La sua passione è coinvolgente e le sue parole arrivano dritte all’anima. Oggi abbiamo tutti bisogno della filosofia e ancor di più di quella esecutiva che non è consapevolezza fine a se stessa che rimane confinata nella ricerca accademica ma piuttosto quella filosofia che è capace di tradurre il pensiero in pratica.

Perché oggi abbiamo bisogno della filosofia? Perché oggi abbiamo bisogno dell’arte? Per rimettere ad oriente del mondo l’individuo nell’accezione più rinascimentale del termine. E se aveva ragione Dostoevskij nel dire che la bellezza salverà il mondo significa che oggi abbiamo bisogno di comprendere noi stessi e trovare il linguaggio per manifestarci nel mondo e consacrarci ad un’immortalità che è terrena, non il linguaggio di qualcun altro per diventare delle persone di successo o dei leader di qualcosa che neanche comprendiamo.

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