Raccontare storie significa salvare parole ed esistenze che non hanno voce – Marco Balzano

L’ospite di questa puntata di Periscritto è lo scrittore Marco Balzano, autore di diversi romanzi tra i quali “Pronti a tutte le partenze” (Sellerio Editore 2013) e “L’ultimo arrivato” (Sellerio Editore 2014) con il quale ha vinto il Premio Campiello nel 2015.

Uno dei temi più ricorrenti nella scrittura di Marco Balzano è quello dell’emigrazione. Nel romanzo “L’ultimo arrivato” si è occupato in particolare dell’emigrazione minorile tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta. Uno scrittore – mi ha detto – non può pensare di saper scrivere di tutto ma ha la necessità di individuare un suo mondo, una sfera problematica dell’esistenza con la quale cercare di fare i conti scrivendo. Ma che cosa rappresenta per lui l’emigrazione?

 Per me l’emigrazione rappresenta da un lato una metafora dell’andare che ha una valenza universale e senza tempo, dall’altro è una realtà con la quale ho avuto a che fare. La mia famiglia è emigrata dalla Puglia a Milano e  anch’io, come tanti miei coetanei, sono stato protagonista di un’emigrazione che è però diversa. Mi riferisco a un’emigrazione intellettuale per far fronte alla frustrazione di una generazione che si è vista sottrarre dei diritti e che si è spostata e si sposta continuamente, per cercare di capire come trasformare quello che sa e che ha studiato in quello che è e che vuole essere.

Abbiamo parlato spesso in questo podcast della responsabilità dello scrittore. La narrazione ha un grande potere ma bisogna fare sempre attenzione poiché attraverso una storia lo scrittore entra nei pensieri e nella vita di altre persone. Marco Balzano mi ha detto che lui questa responsabilità la sente prima di tutto verso se stesso e implicitamente anche verso il lettore.

Raccontare una storia significa per me salvare delle parole e delle esistenze che non riescono ad avere voce o la cui voce si perde in un frastuono più grande. Io credo che l’unico modo di avere rispetto delle storie e della fatica di scrivere sia un continuo esercizio di analisi su due aspetti. Mi riferisco alla necessità per uno scrittore di chiedersi sempre quanto quello che sta raccontando sia per lui urgente e quanta connessione c’è tra quello che racconta per sé e a se stesso con le vite degli altri.

Marco Balzano è anche un grande appassionato di musica ed il legame che c’è tra la musica e la scrittura è molto forte. Mi riferisco alla musicalità, all’armonia, al ritmo che contano moltissimo nella scrittura.

Marco Balzano mi ha detto che un libro che funziona è senza dubbio un libro in cui i tempi vengono rispettati e ciò si verifica fondamentalmente quando i fatti narrati accadono nel momento giusto. Poi però c’è la musicalità della parola, il ritmo e l’armonia che per lui sono molto difficili da spiegare. La musica è molto importante – mi ha detto – ma lo scrittore deve stare attento a non farsi prendere troppo la mano poiché nulla lo deve distrarre dall’obiettivo di far arrivare la sua storia al lettore nella maniera più chiara possibile.

Sul finire dell’intervista ho chiesto a Marco Balzano qual è oggi il senso del suo scrivere e lui mi ha risposto così:

Scrivere per me è il mio modo di abitare il mondo e di reagire al soffocamento che mi da la realtà. Io quando scrivo ho la certezza che sto inventando dei personaggi che non esistono eppure ho l’illusione che siano per me più reali del reale. Questa possibilità che mi do di avere un’altra forma di realtà creando qualcuno, qualcosa, mondi o vite con cui altrimenti non avrei contatto è per me una grande boccata d’aria.

Se volete scoprire come ha fatto Marco Balzano a trovare la sua voce, che per lui è ciò che realmente fa la differenza nella scrittura ovvero non conta tanto la storia quanto come la si racconta, vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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