Per trovare la mia voce c’è voluto molto tempo e tanta autodisciplina – Giorgio Fontana

Lo scrittore ospite di questo episodio di Periscritto è Giorgio Fontana, autore di cinque romanzi e tra questi di “Morte di un uomo felice” (Sellerio Editore 2014) con il quale ha vinto il Premio Campiello nello stesso anno. Il suo ultimo romanzo s’intitola “Un solo paradiso” (Sellerio Editore 2016) e narra una storia d’amore incorniciata dalla città di Milano e che ha come sottofondo la musica jazz che è una grande passione dell’autore.

Le storie che narra Giorgio Fontana nascono sempre dall’osservazione della realtà. Basta un piccolo dettaglio come un volto, un colore, un’immagine che lo colpisce per scaturire un’idea nella sua mente. Dall’idea alla storia il passo non è breve e la prima cosa che fa è verificare se quell’idea può funzionare.

La prima cosa che faccio è mettere alla prova l’idea che mi è venuta in mente. Prendo  appunti e scrivo una decina di pagine per vedere se funziona anche sulla carta e se mi accorgo che ne vale la pena comincio a preparare l’apparato strutturale del testo. Un’altra cosa molto importante per me è la fase di documentazione alla quale dedico tempo e tanta cura.

Giorgio Fontana ha lavorato molto per trovare la sua voce. Ha iniziato a scrivere intorno ai 17 anni ma pensa di aver raggiunto un buon equilibrio con la pubblicazione del romanzo “Per legge superiore” (Sellerio Editore 2011) scritto quando di anni ne aveva 28. Da quel momento in poi  ha cercato di affinarla ma la cosa importante per lui è che sia nitida, chiara, sobria e mai banale.

Nella scrittura di Giorgio Fontana emerge anche la sua predisposizione per la descrizione dei luoghi soprattutto metropolitani. La città di Milano è molto presente nei suoi scritti però mi ha anche confidato che alle volte si lascia prendere un po’ troppo la mano.

Mi piace ritrarre i luoghi con precisione oggettuale. Voglio dire che se io devo descrivere un paese vado sul posto, mi fermo lì anche parecchio e cerco di tirarne fuori il più possibile per utilizzarlo poi non solo come sfondo ma alle volte anche come personaggio attivo. L’importante è fornire uno spunto realistico e il più oggettivo possibile.

Ho chiesto a Giorgio Fontana qual è oggi il senso del suo scrivere e lui mi ha risposto così:

Raccontare delle storie belle, con dei personaggi ai quali potersi affezionare e che non siano piatte, semplificate e banalizzanti. Questo è il senso del mio scrivere narrativo ed è anche un processo in continua evoluzione. Quando invece scrivo articoli, inchieste o reportage il senso del mio scrivere acquista un valore morale. Io credo molto in un’etica della razionalità per cui in questi casi ciò che scrivo deve essere chiaro, nitido, disponibile a chiunque e criticabile.

Giorgio Fontana mi ha detto che un giorno gli piacerebbe scrivere un saggio su Franz Kafka, un autore che è stato molto importante nella sua formazione da scrittore e se volete saperne di più vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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