Le storie hanno il potere di non farci sentire soli ma vanno maneggiate con cura – Federica Manzon

L’ospite di questa puntata di Periscritto è Federica Manzon che è una editor ma soprattutto una scrittrice molto apprezzata. Federica Manzon è autrice di tre romanzi: “Come si dice addio” (Mondadori 2008), “Di fama e di sventura” (Mondadori 2011) e “La nostalgia degli altri” (Feltrinelli 2017).

Federica Manzon mi ha raccontato che solitamente scrive al mattino presto quando non ha ancora in testa le voci degli altri ma la scrittura per lei è in generale un’operazione molto faticosa. In una mattinata – mi ha detto – scrive in media mezza pagina. Da dove nascono le storie che Federica Manzon narra?

Raymond Carver diceva che non serve aver sparato ai leoni o scalato l’Everest per essere degli scrittori e avere qualcosa da dire. Io credo che per uno scrittore sia fondamentale essere aperti e curiosi verso ciò che ci accade intorno e le mie storie nascono sempre da incontri con le persone. Può trattarsi di una cosa che ho visto oppure che qualcuno mi ha raccontato e che, a mano a mano che comincio a scrivere, diventa una vertigine che mi travolge perché scrivere significa essere esposti agli altri senza pelle.

Federica Manzon è molto legata alla città di Trieste. Una città di confine come molti la definiscono ma che per lei rappresenta molto di più e questo lo si avverte nella sua scrittura. Il confine secondo Federica Manzon è un luogo in cui non si sta troppo comodi, è un luogo precario attraverso il quale transitano le persone, le merci, dove si incontrano nemici e si combattono.

Il confine è quella soglia tra la luce e l’ombra, tra il bosco e la radura, tra gli opposti che si uniscono e per me rappresenta il luogo ideale da cui scrivere. Anche se oggi il confine non è più così ingombrante come lo era fino a poco tempo fa, Trieste mi ha insegnato che non c’è nessuna semplificazione possibile, che non esistono dei saperi certi e non è possibile avere una posizione giudicante né assertiva  rispetto alle cose e agli altri.

A proposito della città di Trieste Federica Manzon ha anche curato un’antologia che s’intitola “I mari di Trieste” (Bompiani Overlook 2015) nella quale dieci scrittori, tra i quali Claudio Magris, Boris PahorPino Roveredo, raccontano il proprio “bagno” perché il mare a Trieste diventa il “bagno”.  Ho chiesto poi a Federica Manzon qual è secondo lei il potere della narrazione e lei mi ha risposto così.

È un potere sfaccettato. Da un lato è un potere benevolo e cioè quello di non farci sentire soli ma anche quello di permetterci di andare più a fondo e di mettere in scacco il tempo. Dall’altro lato però è un potere pericoloso perché le storie ci permettono di modificare la realtà e vanno quindi maneggiate con cura.

Vi siete mai chiesti dov’è finita la complessità della letteratura? Buona parte dei libri che troviamo nelle librerie hanno uno stile molto asciutto, i periodi sono poco articolati, le frasi brevi mentre i libri che hanno uno stile diverso e più complesso fanno più fatica ad emergere soprattutto a livello editoriale.

Ho fatto questa domanda a Federica Manzon  e la sua personale riflessione su questo tema mi ha colpito molto. Per scoprire che cosa mi ha detto Federica Manzon a proposito della complessità della letteratura ma non solo vi consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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