Il brand journalism a servizio della comunicazione strategica d’impresa – Diomira Cennamo Carlo Fornaro


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In questa puntata parliamo di brand journalism assieme agli autori del libro “Professione brand reporter. Brand journalism e nuovo storytelling nell’era digitale” (Hoepli 02/2017) che sono Diomira Cennamo e Carlo Fornaro.

Diomira Cennamo è una giornalista che si occupa di comunicazione e marketing digitale da diversi anni e attualmente è Digital Media Advisor dello Studio Scomunicare che è stato fondato da Carlo Fornaro nel 2013 ed è uno studio di consulenza strategica per la comunicazione d’impresa.

Il libro che hanno scritto assieme è un vademecum per l’applicazione efficace delle tecniche e degli strumenti dell’informazione digitale al marketing e alla comunicazione d’impresa. Questo è un aspetto molto importante perché, come si legge nel libro:

La rete ha trasformato le aziende in media company, consentendo potenzialmente a qualunque individuo di sfondare il muro della notiziabilità e chiedendo ai professionisti dell’informazioni di acquisire un ruolo più articolato rispetto al passato. Oggi le imprese raccontano storie alla stregua dei magazine e i giornalisti vengono assunti dalle imprese per comunicare nei nuovi contesti delle media company aziendali.

Ho chiesto a Diomira Cennamo di spiegarci chi è e di che cosa si occupa nello specifico il brand reporter e lei mi ha risposto che si tratta di una figura professionale che non esiste ancora sul mercato in particolare:

Il brand reporter deve possedere una serie di competenze diverse come quelle di marketing,  quelle giornalistiche di selezione, redazione e  confezionamento delle notizie, ma anche quelle multimediali e ovviamente quelle legate all’utilizzo del digitale. Oggi trovare tutte queste competenze in un unica persona è veramente difficile.

Nell’intervista abbiamo parlato anche di fact checking ovvero della verifica e del controllo delle informazioni rispetto al quale il giornalista ha un ruolo molto importante come dice Carlo Fornaro:

Il giornalista tradizionale sarà sempre necessario nella società moderna, ma innanzi alla sempre maggiore richiesta di informazione che si ha a seguito della diffusione del digitale e al fatto che i giornalisti, che dovrebbero dare semplicemente le notizie mentre non ce la fanno perché arrivano sempre secondi, qual è il ruolo che il giornalismo moderno potrebbe chiamarlo a svolgere? È proprio quello del fact checking poiché sono proprio i giornalisti ad essere in grado di farlo.

Durante questa intervista abbiamo approfondito anche diverse tematiche legate all’utilizzo del brand journalism come ad esempio la gestione di situazioni di crisis management e la creazione di contenuti prodotti nell’ottica di un servizio che ogni azienda deve poter offrire ai propri pubblici. Se volete saperne di più e apprendere qualche suggerimento importante sulla comunicazione strategica d’impresa vi consiglio di ascoltare questa intervista.

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4 pensieri riguardo “Il brand journalism a servizio della comunicazione strategica d’impresa – Diomira Cennamo Carlo Fornaro

  1. Ciao! Mi occupo di comunicazione digitale per una multinazionale presente in 79 paesi, da quasi 5 anni. Non ho letto il libro di Fornano e Cennamo – ma lo leggerò! – e quindi non so se definirmi brand journalist secondo la loro accezione, in particolare, ma ho una formazione in giornalismo, nel quale ho iniziato a lavorare più di 20 anni fa, ho terminato la mia formazione in digitale a Parigi, prendendo un Master e facendomi le ossa come giornalista di impresa presso un colosso francese della comunicazione – scrivendo in francese per il digitale (e magazine) in seno al loro dipartimento di comunicazione. Ho iniziato a lavorare come professionista nel digitale, settore stampa web nel 2006, poi editoria digitale a Parigi e poi da nomade digitale specializzandomi nei social media (sono basata in Italia e lavoro per una branca italiana della multinazionale di cui sopra e per la sede a Parigi, quindi viaggio spesso). Ma scrivo anche per altri generi di pubblicazioni corporate, partecipo a progetti di più largo respiro che includono content curation, interviste, formazioni, consulenze e via dicendo. Sentire che io non esisto, come figura professionale, in Italia, mi ha un po’ sopresa ^^. Dire che i professionisti come me lavorano maggiormente per l’estero invece è verosimile, anche perché per l’Italia, i recruiter mi considerano troppo specializzata (mi è successo proprio l’altro giorno, di essere chiamata dal responsabile HR di una grossa azienda e di sentirmi dire che per loro la mia specializzazione era troppo… 2.0!!). Ecco, è un modo per dire che sì, esisto (esistiamo) e che forse sarebbe una grande buona idea iniziare a fare rete in Italia ;). Un caro saluto, Cristina

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    1. Carissima Cristina,
      ti ringrazio per il tuo commento e hai fatto bene a fare questa precisazione. Molto probabilmente Diomira e Carlo intendevano dire che quella del brand reporter è una figura professionale che non ha ancora una connotazione specifica in Italia. Io non metto in dubbio che dei brand reporter molto qualificati esistano ma credo ci sia ancora tanto bisogno di diffondere e far capire alle imprese ma anche agli stessi giornalisti le potenzialità del brand journalism in generale, per realizzare da un lato una comunicazione d’impresa strategica ed efficace, e dall’altro per riconoscere le proprie abilità e competenze come proprie di una figura professionale specifica. Sai mi sembra di riconoscere nelle tue parole gli stessi pensieri che ho io nei confronti del ghostwriting. Secondo te la mia figura professionale, che è quella del ghostwriter appunto, è riconosciuta come tale in Italia? Io ti posso dire che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare a questo e come dicevi giustamente tu ci sarebbe bisogno di fare rete e di collaborare con tutti coloro i quali si riconoscono come appartenenti a questa categoria. Purtroppo però non è facile. Per me la collaborazione è un valore, un opportunità di crescita e miglioramento ma non tutti la pensano come me. Grazie ancora Cristina.

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  2. Grazie Marzia! Certamente, la mia affermazione riguardo Fornaro e Cennamo era leggermente provocatoria, ma con simpatia ^^. E’ un modo per introdurmi (forse a piè pari) nella questione, che indubbiamente mi sta particolarmente a cuore, essendo la mia professione. Anche nel tuo caso, c’è da lavorare per rendere riconoscibile la tua specializzazione in Italia ;): ecco l’interesse del mantenere il contatto tra di noi. Quindi, spero a prestissimo, e se ancora chiaro non fosse: io la penso esattamente come te!

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