Le storie sono come cani che incontri per strada e che ti abbaiano dietro – Tullio Avoledo

Tullio Avoledo è l’ospite di questa puntata di Periscritto, uno scrittore friulano che ha esordito nel 2003 quando è stato pubblicato il suo primo romanzo “L’elenco telefonico di Atlantide” (Editore Sironi). Questa intervista è stata una bella occasione per parlare dei suoi libri, del suo modo di scrivere ma anche del suo ultimo romanzo che s’intitola “Chiedi alla lucepubblicato da Marsilio proprio quest’anno.

La scrittura di Tullio Avoledo ha la caratteristica di far emergere dalle storie apocalittiche, improbabili e surreali che racconta, un contatto con la realtà che ci circonda, con il degrado sociale e l’imbarbarimento dell’animo umano.

Ho chiesto a Tullio Avoledo dove incontra le storie che racconta e la sua risposta è stata che le storie sono come cani che incontri per strada, che ti abbaiano dietro e possono prendere varie forme. Mi ha raccontato così come è nato il suo libroTre sono le cose misteriose“.

Mi trovavo con mio figlio piccolo, lui pedalava sulla sua biciclettina e io lo seguivo. Accanto a una siepe, vedo un osso rosicchiato e, prima ancora che mio figlio si avvicinasse per chiedermi cosa fosse, gli ho dato un calcio e l’ho lanciato sotto alla siepe. Quel gesto poi mi ha lavorato dentro assieme ad un libro che stavo leggendo in quel periodo, scritto da un’anatomopatologa americana incaricata di esumare i corpi dei massacri dell’ex Jugoslavia per l’identificazione. Da qui è nato questo libro.

I libri di Tullio Avoledo parlano spesso di drammi personali che molte volte coincidono o sono una piccola parte di un male più grande. Questo male che Tullio Avoledo racconta è l’indifferenza e la dimenticanza che oggi più che mai appartengono all’uomo. Per raccontare questo male e tante altre storie la sua scrittura deve essere agibile per i lettori cioè senza paroloni, inciampi e non deve appesantirli.

Le voci delle storie invece secondo Tullio Avoledo dipendono dal periodo in cui sono ambientate e devono essere in sintonia con l’azione descritta. Lui dice di non avere una concezione lineare del tempo e lo spiega così:

Io penso che il tempo non sia lineare. Noi siamo abituati per convenzione a pensare al presente, al passato e al futuro mentre io credo che il tempo sia una spirale e che ogni volta che rievochiamo il passato lo ricreiamo quindi lo rendiamo presente.

C’è poi un libro che Tullio Avoledo ha scritto assieme a Davide Boosta Dileo (musicista fondatore dei Subsonica, compositore e scrittore) che s’intitola “Un buon posto per morire” , nato in un modo un po’ particolare e scritto con l’ausilio di uno strumento atipico che è il Blackberry. Se vuoi scoprire come hanno fatto ti consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker 

Scopri il segreto degli scrittori

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