Lo scrittore onesto è colui che si fa servo della storia da raccontare – Demetrio Paolin

L’ospite di questo episodio è Demetrio Paolin che è l’autore del romanzo “Conforme alla gloria” (Casa Editrice Voland 2016) che è stato selezionato tra i 12 libri finalisti dell’edizione di quest’anno del Premio Strega.

Si tratta di un romanzo molto forte e intenso, di una storia che affonda le sue radici nella tragedia della shoah ma che lui racconta con uno sguardo contemporaneo e dal quale fa emergere il male della “sopravvivenza”, di chi resta e che porta con sé la colpa e la vergogna.

Secondo Demetrio Paolin prima di raccontare una storia bisogna sempre chiedersi se questa storia ha una ragion d’essere al di fuori della sua personale ossessione e poi bisogna raccontarla il più onestamente possibile e senza trucchi. In particolare Demetrio Paolin mi ha detto:

La scrittura oscura o che si autoalimenta non mi interessa. Bisogna essere onesti nel raccontare una storia e non avere paura di seguirla fino in fondo. La scrittura può portarci in luoghi che non ci appartengono e l’autore si deve chiedere se ha voglia di essere realmente servo della storia che ha deciso di raccontare. Per me uno scrittore onesto è colui che si fa servo di quello che deve raccontare.

Un altro libro scritto da Demetrio Paolin è “Non fate troppi pettegolezzi. La mia dipendenza dalla scrittura” pubblicato nel 2014 da LiberAria editrice. In questo libro Demetrio Paolin fa idealmente sedere attorno a un tavolo quattro grandi scrittori italiani: Emilio Salgari, Cesare Pavese, Primo Levi e Franco Lucentini. Questi autori apparentemente molto diversi tra loro in realtà hanno in comune una città che è Torino e si sono tutti suicidati.

Attraverso le storie raccontate da questi personaggi, accompagnando il lettore a visitare la città che li ha visti scrivere e i luoghi che hanno vissuto, Demetrio Paolin si interroga su quale sia il senso del suo essere scrittore.

Ho chiesto a Demetrio Paolin che cosa è cambiato dal suo primo libro a “Conforme alla gloria” e se ha trovato il senso del suo scrivere. Mi ha risposto che lui si sente ancora quel ragazzo di 20 anni che ha cominciato a scrivere perché aveva delle cose da dire e che riesce ancora a stupirsi. Quando smetterà di stupirsi e non avrà più nella da dire, mi ha confidato, allora quello sarà il momento giusto per fermarsi.

Se vuoi conoscere meglio Demetrio Paolin, la sua passione per la scrittura e altri interessanti argomenti che ha trattato a proposito del suo ultimo romanzo, ti consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questo episodio in podcast su iTunes o Spreaker

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