Si scrivono i libri necessari. Se un libro non è necessario è meglio non scriverlo – Giuseppe Lupo

In questa puntata ho avuto il piacere di incontrare Giuseppe Lupo che è uno scrittore e saggista italiano, docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia. La sua produzione letteraria è molto vasta e gli è valsa nel tempo numerosi premi e riconoscimenti, l’ultimo dei quali proprio ad agosto quando è stato premiato come vincitore del premio letterarioAlassio Centolibri – Un autore per l’Europa” con il libro “L’albero di stanze“.

La storia di Giuseppe Lupo è stata profondamente segnata da un evento tragico che è il terremoto dell’Irpinia del 1980. In quel periodo lui frequentava l’ultimo anno del liceo e, grazie alla lettura dei libri, è riuscito a colmare la solitudine, la paura, il senso di morte che il terremoto aveva portato nella sua vita. I libri così gli hanno cambiato la vita perché lo hanno portato a Milano per studiare letteratura all’università e poi piano piano sono arrivate le storie, i romanzi quelli che, come dice lui, era necessario scrivere.

I giovani che mi chiedono consigli o che mi confidano che vorrebbero diventare scrittori, guardano i libri e l’editoria nella maniera sbagliata cioè credono che pubblicare un libro equivalga a raggiungere il successo. Non si scrive un libro per diventare famosi ma perché si ha voglia di raccontare delle cose necessarie. Se un libro non è necessario è meglio non scriverlo.

Durante l’intervista abbiamo parlato degli ultimi libri che ha pubblicato e che sono due saggi. Il primo s’intitola “Mosè sull’arca di Noé. Un’idea di letteratura” (casa editrice La Scuola) nel quale Giuseppe Lupo dice che lo scrittore deve assomigliare a Noé e quindi deve salvare le storie dal diluvio e dall’oblio e preservarle ma deve assomigliare anche un po’ a Mosè e come lui deve essere capace di immaginare e costruire un mondo nuovo.

Il secondo saggio che è stato pubblicato il 22 settembre s’intitola “La letteratura al tempo di Adriano Olivetti” (pubblicato da Edizioni di Comunità) ed è un libro fatto di letteratura ma anche di filosofia, di sociologia e architettura cioè di tutto quello che stava a cuore ai letterati e agli intellettuali che Adriano Olivetti aveva portato dentro e intorno alla sua fabbrica di macchine da scrivere.

Giuseppe Lupo mi ha raccontato che, prima di scrivere un libro, nella sua mente arrivano insieme i personaggi e le storie però lui non inizia a scrivere subito ma racchiude tutti questi elementi e li lascia in un cassetto della sua testa a sedimentarsi.

Quando la storia è matura allora comincia a scrivere e quando ha scritto tutto comincia l’operazione più difficile cioè la rilettura. Così proprio come fa il falegname che ha davanti a sé un tavolo grezzo da piallare, anche lui raffina la sua opera rileggendola e ritoccandola un infinità di volte e solo quando si accorge che non c’è più nulla da piallare, allora vuol dire che il libro è finito.

Ho approfittato del ruolo accademico di Giuseppe Lupo per chiedergli come vede oggi la letteratura italiana contemporanea e se vuoi conoscere la sua opinione in merito ti consiglio di ascoltare questa intervista.

Ascolta questa intervista in podcast su iTunes o Spreaker

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One thought on “Si scrivono i libri necessari. Se un libro non è necessario è meglio non scriverlo – Giuseppe Lupo

  1. Se da qualche parte esistesse davvero il tempio di Calliope (musa della poesia, quella della prosa non me lo ricordo come si chiama, ma sarebbe lo stesso) di sicuro, ma proprio come la morte, ci sarebbe scritto sul portone, a caratteri cubitali, il pensiero di Giuseppe Lupo: SE UN LIBRO NON È NECESSARIO È MEGLIO NON SCRIVERLO

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